lunedì 18 febbraio 2013

Handmade - pensieri e polemiche in libertà...


(foto presa da Pinterest)

Ultimamente la parola “handmade” è sulla cresta dell’onda, soprattutto nel web… ma io mi interrogo sulle molteplici accezioni del termine già da un po’ di anni. Proliferano (anche per merito della crisi) i cosiddetti mercatini del “fatto a mano” e dilaga l’attenzione (e ben venga!) alla filosofia del DIY “do it yourself”.
Scrivo questo post anche per rispondere ai tanti che mi chiedono perché io non partecipi più a quasi nessuno dei tanti mercatini organizzati nella mia città. La motivazione numero uno risiede proprio nel fatto che non tutto ciò che è esposto in questi contesti è realmente “fatto a mano”, anzi, spesso vediamo dei banchetti che sono delle “succursali” dei negozi dei cinesi dietro l’angolo. Perché accade questo? Principalmente perché l’organizzatore di detti mercatini non fa una vera selezione, ma pensa solo a intascare la quota di chiunque sia disposto a pagare. Non solo questo è sconveniente per me (i miei prodotti non possono valere pochi euro come quelli di chi vende made in china), ma contribuisce a creare notevole confusione nella testa del potenziale acquirente. Non tutti sono tenuti a saper distinguere una cosa fatta a mano da una realizzata industrialmente… questo me lo ha insegnato l’esperienza. Tante volte mi è capitato di incontrare persone convinte che i miei manufatti fossero componenti comprati, già belli e fatti. Non me la prendo con loro, anzi quando mi capita cerco di spiegare o di dimostrare i processi di lavorazione… del resto io non so nulla di astrofisica, chirurgia, meccanica…(e, per citare Nanni Moretti, "io non parlo di cose che non conosco"). Me la prendo invece con chi, per un suo immediato tornaconto, vuole spacciare una cosa realizzata industrialmente per un manufatto artigianale.
Veniamo poi ad una questione più sottile e ancora più delicata. Cosa è artigianato e cosa è “design”? Ci sono bravissimi ceramisti o artigiani orafi che hanno una manualità certosina e infallibile ma che seguono una tradizione per cui realizzano da sempre gli stessi vasi o gli stessi monili. Il design invece (detto in soldoni) implica un progetto, una ricerca che precede e indirizza verso sempre nuove strade la realizzazione pratica del manufatto. Ora, lasciando perdere per un attimo il risultato che per alcuni è eccellente e per altri modesto o disprezzabile… consideriamo almeno l’impegno. E’ giusto parlare di design quando gli oggetti in questione sono delle pasticciate copie dei prodotti Thun (oggetti che già di loro sono, a mio modesto parere, discutibili)?
L’altro motivo che fomenta sempre più il mio isolamento e che mi impedisce ad esempio di riuscire a stare dietro alle richieste dei negozi è (sempre a mio parere) un colossale fraintendimento della categoria del fatto a mano che spesso lo rende “emulazione sfigata” dei grandi marchi. Handmade per me (ma anche per tanti altri fortunatamente) significa UMANO invece che industriale, LENTO invece che veloce, PERSONALIZZATO invece che omologato, UNICO invece che dozzinale. Per far sì che ciò avvenga la mia produzione prevede tempi umani (non ho la cantina piena di cinesi che fanno la catena di montaggio), materiali costosi e di buona qualità (non li compro all’ingrosso), realizzazione di pochi pezzi (il mio tempo così come i miei investimenti sono limitati perché non sono un "marchio astratto" ma una persona in carne ed ossa). Inoltre proporre un prodotto non di massa significa anche che il prodotto in questione prova a ri-adeguarsi ai ritmi dell’uomo e delle stagioni, un prodotto che vuole uscire da quella spirale consumistica che ci fa desiderare la primavera in inverno e viceversa, e che ci fa desiderare una bruttissima borsa con un logo sopra solo perché è uno status. Quindi NO, la mia collezione primaverile non è pronta a dicembre. E ancora… NO, il mio lavoro non insegue spasmodicamente i diktat della moda del momento e infine… NO, non darò più un euro a chi organizza eventi senza curarsi di questi (per me) importantissimi dettagli.

lunedì 4 febbraio 2013

Mom & son



In questi giorni il laboratorio si sta popolando di gufetti... Oggi vi mostro "mom & son", decorazione da muro larga circa 60 cm pensata per essere appesa nella cameretta dei più piccoli.
Per cucirli ho usato pile, pannolenci e qualche scampolo di tessuto di recupero ;-)


venerdì 1 febbraio 2013

A proposito di San Valentino...

Anche i duri hanno un cuore, quindi eccomi qui :-)
 Giuro che vi presenterò la mia creazione a tema San Valentino evitando tutti i discorsi volti a dimostrare che, come Babbo Natale, anche San Valentino non esiste e che di festeggiarlo non c'è motivo perché "chi si ama lo dimostra ogni giorno". 
Bene, se qualche giorno avete dimenticato di dimostrarlo o vi è riuscito male, potete provare con i biscotti a forma di cuore, le caramelle o un film romantico. Oppure (e qui vengo al dunque) potete regalare un oggetto fatto a mano (con amore, s'intende) come ad esempio questo:

Una allegra pochette con immancabile cuore (per inguaribili romantici)...



Oppure in alternativa questa dal sapore più vintage (per romanticoni in incognito)...



Io proverò col film romantico, anche perché il mio Valentino coi film ci va a nozze e vado sul sicuro. Questo è il mio preferito, One Week di Buster Keaton... 



Buster e la sua bella per le loro nozze hanno avuto in regalo una valigetta con dentro una "casa fai da te" da montare in una settimana... Gli sposini si danno da fare per assemblarla ma un pretendente da lei rifiutato cambia tutti i numeri ai pezzi ed è l'inizio di una serie di rocamboleschi tentativi da parte di Buster di far quadrare tutto, di costruire il nido e trovare l'equilibrio in un mondo tutto alla rovescia, pieno di tranelli, buchi, porte sul vuoto, scale al contrario... 
Penso che non ci sia metafora dell'amore (e più in generale dello "stare al mondo") più azzeccata di questa.



E voi? Qual è il vostro film d'amore preferito?
Grazie per essere passati di qui, tanto amore per tutti :-)