lunedì 13 ottobre 2014

Ohmamma #1 LAVORARE IN GRAVIDANZA - piccoli consigli pratici per il 1° trimestre


Oggi inauguro una serie di post dedicati alla maternità, o meglio ai momenti in cui la maternità e il mio lavoro si incontrano per influenzarsi vicendevolmente. Spero di condividere qualche riflessione utile o, quantomeno, lanciare occasioni di confronto a chi (come me) ha una scimmietta urlante non lontano dal proprio tavolo di lavoro, a chi sta per diventare mamma oppure a chiunque voglia scambiare qualche suggerimento su attività espressive da fare insieme ai propri figli per rendere ancora più speciali i momenti da trascorrere insieme. 

Ma iniziamo dal principio...

Quando ero incinta ho sperimentato quanto sia utile confrontarsi con altre mamme per affrontare questo enorme cambiamento fisico e psicologico, così ho scoperto una vera e propria rete di solidarietà on-line che mi è stata davvero d'aiuto. Ecco allora un mio piccolo contributo, qualche piccolo consiglio per chi concilia lavoro e gravidanza. Ovviamente ciò che scrivo non ha valore scientifico o universale ma è soltanto una raccolta di esperienze personali ;-)

1) Basta un poco di zenzero?

La risposta è no! Però un pochino aiuta. Sto parlando ovviamente delle nausee che caratterizzano il primo periodo della gravidanza di moltissime donne. 
Nelle prime settimane, quando al lavoro non hai ancora reso pubblica la bella notizia e tutti ti stanno alla larga perché ti credono affetta da un terribile virus intestinale... una fetta di zenzero dentro un fazzoletto di carta da sniffare all'occorrenza può rivelarsi utile. Nel mio caso lo è stato anche per combattere quel superpotere di cui improvvisamente sono stata investita, da me battezzato come "il supernaso". Di sicuro sarete in molte ad averlo sperimentato (un collega ti si avvicina per dirti "ciao" e tu vieni misteriosamente a conoscenza di cosa ha mangiato nelle ultime 10 ore, quante sigarette ha fumato e quale marca di sapone ha usato per lavarsi - ovviamente nella migliore delle ipotesi).
In alternativa lo zenzero si può assumere sotto forma di decotto oppure di piccole pastiglie. Io ho provato anche la classica fettina di limone sotto la lingua nel tentativo di debellare anche la scialorrea... ma su questo punto non mi dilungherò perché forse meno donne ne soffrono (se quelle poche volessero contattarmi in privato saprò offrire parole di conforto a volontà ma, ahimè, nessun rimedio miracoloso).
In ogni caso, digitando su Google "rimedi nausea in gravidanza" si apre un mondo fatto oltre che di zenzero ...di crackers, citrosodina,  tisane, amuleti, danze propiziatorie... ma la verità è che spesso con questi ditsurbi bisogna conviverci, anche perché sono parte di un messaggio che ti manda il tuo corpo e che ti impone di "rallentare" per la cura e il bene tuo e del bimbo che verrà.

2) Proteggiti dalle sostanze tossiche

Se, come me, fai un lavoro che ti espone ad inalazioni non proprio salutari e al contatto con materiali anche solo lievemente tossici... proteggiti. Io usavo una mascherina per il viso (di quelle con il filtro) e dei guanti da lavoro usa e getta.

Se sarai così brava da mantenere queste buone abitudini anche dopo la gravidanza ti sarai fatta un bel regalo per il futuro ;-)

3) Facciamo una pausa

Un altro dei sintomi che molte donne riscontrano nei primi mesi di gravidanza è l'astenia, ovvero una stanchezza cosmica che ti porta a desiderare che il tuo tavolo di lavoro si trasformi in un letto su cui crollare semisvenuta. Per tamponare e non arrivare all'ultimo stadio della stanchezza (soprattutto quando si è al lavoro e la stanchezza può generare errori, disattenzioni oltre che malessere fisico difficile da gestire), io facevo delle pause più o meno regolari durante le quali sgranocchiavo qualcosa... un biscotto, una caramella o il famoso cracker di cui sopra.

Postilla: purtroppo a volte niente di tutto questo è sufficiente e nonostante la buona volontà lavorare durante questo periodo diventa impossibile. Io ad esempio ho cercato di fare il possibile ma un intero mese ho dovuto trascorrerlo a letto in compagnia di pochi visi familiari e del Woody Allen dei tempi d'oro. Pazienza, l'importante è sapere che si tratta solo di una fase che, come tale, passerà...


Spero di avervi detto qualcosa di utile, vi lascio elencandovi i titoli di tre libri che hanno contribuito a farmi vivere serenamente questo momento bellissimo della mia vita:



E voi come avete gestito i vostri impegni di lavoro in gravidanza?



giovedì 9 ottobre 2014

Around the World Blog Hop

Oggi vi parlo dell’ Around the World Blog Hop perché, con mio grande piacere, sono stata invitata a parlare del mio lavoro da un’artista che stimo moltissimo e che seguo sempre con ammirazione… Elisa di Paper Leaf. Solitamente non amo i post a catena, ma questa mi sembra una bella occasione per conoscere più da vicino il lavoro di tanti artigiani/designer e quindi sono ben felice di parlare del mio. Da sempre amo entrare nelle botteghe artigiane, vedere ciò che si nasconde dietro un bell’oggetto finito, scoprire chi l’ha fatto, dove è nato e con quale finalità. Adesso che viene il mio turno, apro le porte del laboratorio per farvi vedere un po’ del mio “dietro le quinte”...

A cosa sto lavorando?

Lavorare in questo periodo è più che mai impegnativo, perché ho una figlia molto piccola che mi chiede tutta l’attenzione e le cure di cui sono capace (anche adesso che scrivo questo post lei è qui vicino a me che dà prova del suo talento da rockstar e picchia sulla tastiera!). Per fortuna sono molto avvantaggiata dall’avere una mamma che si è trasformata in supernonna e da un compagno molto presente con cui organizzo lavoro & famiglia facendo lavoro di squadra. 






Adesso, parallelamente al lavoro artigianale, sto lavorando parecchio all’aspetto organizzativo delle mie giornate… ovvero sto mettendo a punto delle strategie che mi permettano di ottimizzare il mio tempo, valorizzare ogni attimo, eliminare il superfluo e riuscire ad essere una mamma lavoratrice senza che mia figlia ne sia in qualsiasi modo penalizzata. Ecco che allora il laboratorio si è adattato alla sua presenza diventando “a prova di bambino” e, se fino a qualche mese fa potevo permettermi un po’ di divagazioni in più, adesso metto a punto delle tattiche per migliorare il mio metodo rendendolo più rigido… “l’arte del planning” in buona sostanza. L’aspetto creativo non ne risente affatto, anzi… l’organizzazione delle varie fasi della produzione e promozione del lavoro mi ha arricchito di tanti stimoli nuovi. Il materiale a cui sto dedicando la maggior parte dei miei esperimenti è ancora l’argilla polimerica. Mi piace provare sempre nuovi modi per trasformarla, utilizzando pigmenti, inchiostri, pittura e, ultimamente anche l’intaglio. Spero di riuscire a farvi vedere presto qualche nuovo pezzo finito, intanto ecco qualche scatto fatto durante la lavorazione...





In che modo il mio lavoro si differenzia da quello degli altri nel suo genere?

Credo che il principale fattore distintivo del mio lavoro sia il non essere strettamente legato ad uno specifico materiale. Mi piacerebbe arrivare a perfezionare il mio stile facendolo spaziare all’interno di diversi ambiti di applicazione, mantenendone riconoscibile l’atmosfera e l’autenticità. Mi rendo conto che è molto ambiziosa come mira e che è un’arma a doppio taglio perché, come diceva Munari, “complicare è semplice, semplificare è difficile”… quindi per me il rischio caos è sempre dietro l’angolo e ho ancora moltissima strada da percorrere. Ci vuole parecchio lavoro per arrivare a buoni risultati, l’impegno non mi spaventa ma spero di saper fare le scelte giuste per far crescere il mio piccolo brand.
Da un anno, Duediquadri è anche un progetto più ampio, un’associazioneculturale che promuove il potere formativo dell’esperienza artistica, anche nelle sue applicazioni didattiche.







Perché faccio ciò che faccio?

Su questo non ho dubbi: faccio ciò che faccio perché è ciò che mi viene più naturale fare. Il mio lavoro nasce da un’esigenza profonda, autentica che ogni giorno si alimenta dall’interno. Ho avuto il vantaggio di avere tanti sostenitori e tanti aiuti che mi hanno permesso di fare il lavoro che più mi sento in grado di svolgere e col pensiero li ringrazio ogni giorno prima di sedermi al mio tavolo di lavoro… ma posso anche dire con un pizzico di orgoglio di avercela messa tutta per meritare la fortuna che mi ha consentito di iniziare. Oggi mi sento ancora parecchio indietro rispetto ai risultati che vorrei ottenere, ma sono soddisfatta del mio andare avanti “masticando ogni metro”, aggiustando sempre il tiro verso nuovi stimoli e nuovi progetti.

Adesso che vi ho parlato di me, passo la parola a due bravissime colleghe artigiane che vi parleranno dei loro brand:
 
La Civetta Chiacchierina e Kairos Gioielli. Da tempo seguo il lavoro di entrambe e sono felice di passare a loro la staffetta ;-)